Intervista a Manuele Ulivieri, co-fondatore di Laborplay

LABORPLAYER

Manuele Ulivieri, Managing Partner in Laborplay, è uno psicologo del lavoro con anni di esperienza come consulente organizzativo.

La sua passione per le dinamiche ludiche lo ha portato a integrarle nei processi aziendali per renderli più coinvolgenti e innovativi. Lo abbiamo intervistato per scoprire cosa rende unica la sua visione all’interno di Laborplay.

L’aspetto più stimolante del lavoro in Laborplay

Qual è per te l’aspetto più stimolante di lavorare in Laborplay?

Lavorare in Laborplay significa essere parte di una crescita continua e di una squadra sempre più dinamica. Partiti in cinque adesso siamo quasi venti colleghi. Questo ampliamento del team ha arricchito il nostro ambiente di confronto e supporto reciproco, rendendo ogni giorno una nuova opportunità per migliorarsi. La collaborazione costante e l’energia collettiva sono il vero motore del nostro essere un Laborplayer!

Se fossi un oggetto, quale saresti?

Quale oggetto sceglieresti e perché?

“Mi vedo come un coltellino svizzero—versatile, compatto e sempre pronto nelle situazioni critiche. È piccolo, poliedrico, sempre utile nei momenti critici. Questa capacità di adattamento mi permette di affrontare le sfide quotidiane con creatività e pragmatismo. Mi piace pensare che, come il coltellino, posso adattarmi alle situazioni e risolvere problemi grazie alla mia versatilità. Sono cresciuto con MacGyver, che usava il suo coltellino per fare miracoli!”.

La canzone preferita di Manuele Ulivieri

Qual è la tua canzone preferita?

La mia scelta cade su “Sogna ragazzo sogna” di Roberto Vecchioni. È una canzone che racchiude valori profondi e un messaggio di progettualità rivolto alle nuove generazioni. Scritta durante l’ultimo anno di insegnamento di Vecchioni, la considero un invito costante a non smettere mai di sognare, crescere e migliorare. La musica ha il potere di ispirare, e questa canzone ne è l’esempio perfetto.

Citazione preferita e motto quotidiano

Qual è il tuo motto quotidiano?

“La mia citazione preferita è di George Bernard Shaw: “L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”. È diventata un po’ il mantra di Laborplay. Credo fermamente nel valore del gioco come strumento per affrontare la vita con leggerezza. Il gioco ci permette di superare le difficoltà con uno spirito libero, proprio come fanno i bambini. Ridere e divertirsi sono fondamentali per mantenere vivo il nostro entusiasmo.

Progetti significativi di Laborplay

C’è un progetto a cui sei particolarmente legato?

“Mi vengono in mente due progetti importanti. Il primo è stato il Forum del Turismo al Molo Quarto di Trieste nel 2017, un evento con oltre 300 partecipanti. Ricordo distintamente una partita a calciobalilla con alcuni Laborplayers e il Presidente della Regione. È stata una rappresentazione perfetta di cosa significhi il gioco: persone diverse che si incontrano e condividono un momento di leggerezza. Il secondo si è svolto a Metaponto, in Basilicata. Un progetto complesso in cui, come spesso accade, abbiamo dovuto affrontare imprevisti di ogni genere. In quel momento ho davvero percepito la forza del gruppo: grazie al lavoro di squadra, una buona dose di problem solving e tanta creatività siamo riusciti a trasformare gli ostacoli in risorse e a portarci a casa una giornata ricca di soddisfazioni.”

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