Un Easter Egg nell’uovo di Pasqua!

Nella vita di un game designer anche le festività, come abbiamo già potuto notare, sono costellate di idee e meccaniche di gioco implementabili nella vita quotidiana.

Non solo le aziende ci chiedono di rendere coinvolgenti i loro processi, ma anche i nostri familiari e amici desiderano ricevere consigli su come mettere in pratica le loro idee per far sì che ogni occasione sia motivo di divertimento.

Il prossimo evento che ci attende? Il periodo pasquale. Ma per fortuna in questo caso le idee non mancano!

La caccia alle uova

Avete mai partecipato a una caccia alle uova di Pasqua?

Non mi stupirei se non fosse così: è sicuramente una tradizione maggiormente sentita dal mondo protestante, tant’è che ci sono informazioni sulla sua nascita provenienti dalla Germania ai tempi di Martin Lutero (che sembrava partecipare con grande entusiasmo!).

Tra una scomunica e l’affissione delle sue tesi sul portone della cattedrale di Wittenberg, non disdegnava venissero organizzate caccia alle uova per donne e bambini. Il messaggio cristiano alla base era quello del ricercare un simbolo di vita e di rinascita, proprio come Gesù che risorge nella domenica di Pasqua.

A quei tempi le uova venivano nascoste tra rovi, ortiche e spine, proprio per rendere la caccia più sfidante e simbolicamente connessa con la morale cristiana: ma (per fortuna!) le cose oggi sono cambiate e anzi si vuol fare in modo che tale esperienza sia solo divertente e inclusiva.

Infatti, esistono anche tipologie di uova che vengono segnalate da rumori o musica, proprio per rendere la caccia più semplice e accessibile a tutti.

Per i meno giovani, nel 2015, la società britannica di cioccolato Thorntons ha collaborato con la comunità di geocaching per nascondere le uova di cioccolato in tutto il Regno Unito e spingere a cercarle tramite il supporto della propria app.

Uova digitali: Easter Eggs nel gaming e non solo…

Una versione più digitalizzata (e probabilmente ancora più popolare a livello globale) sono quelli che vengono chiamati Easter Eggs nel mondo dei videogiochi, termine coniato da Steve Wright della software house Atari.

Con questo termine si indicano tutti quegli elementi all’interno di un gioco che rimandano a una sorta di firma dell’autore o di “occhiolino” alla community dei giocatori.

Proprio come le uova di Pasqua, vengono nascosti all’interno del game world e sono individuabili non solo da chi ha un occhio attento, ma anche da chi ha già una forma di conoscenza rispetto al gioco in questione.

In alcuni casi, è possibile scoprire queste chicche solo compiendo determinati passaggi o azioni, rendendo di fatto la ricerca di questi Easter Eggs una vera e propria caccia al tesoro capace di incollare i gamers al prodotto, anche quando è già stato giocato e completato più volte.

Infatti, tale meccanica di gioco risulta essere piuttosto interessante per tutte le tipologie di utenti, ma ancora di più per i veterani che riescono a raggiungere quello che Chou definisce come endgame: la fase di gioco in cui l’utente ha padronanza delle dinamiche e la percezione di aver fatto tutto quello che era possibile fare.

È in questo momento che comincia a guardarsi in giro e a domandarsi se sia giunto il momento di smettere di giocare a un determinato titolo: inserire degli Easter Eggs permette agli utenti di provare stupore anche in questa fase, spingendoli a cercarne altri per completare effettivamente l’esperienza di gioco.

Molto comune è anche la possibilità di inserire riferimenti a titoli precedenti o ad altri elementi della cultura pop così da far capire agli utenti di essere “nel posto giusto”, all’interno di un gioco costruito per loro.

Nonostante questo ulteriore elemento di tailoring rispetto al proprio target di fiducia, la meccanica degli Easter Eggs risulta essere un esempio perfetto per quello che è il core drive 7 (CD 7) del modello Octalysis, ossia quello dell’imprevedibilità e della curiosità.

Che bello, non me l’aspettavo!

La curiosità che porta alla ricerca della novità e all’effetto sorpresa, è stata una strategia evoluzionistica vincente poiché permette di trovare stimoli nuovi, che possono diventare nuove risorse (Kashdan et al., 2004).

Nonostante questo, la motivazione alla base del core drive 7 rimane intrinseca poiché basata su quelle sensazioni di urgenza e adrenalina tipiche della parte inferiore di Octalysis e caratterizzata primariamente dal soddisfacimento della nostra curiosità, anche se, di conseguenza, questo può portarci a ottenere vantaggi inaspettati e imprevedibili.

Gli Easter Eggs rilasciano quel tipo di neurotrasmettitori che fuggono la noia e creano il desiderio di scoprire di più, ma attenzione: non devono essere elementi troppo randomici o no-sense per ottenere l’effetto di engagement sperato.

La “Teoria della Stima dell’Incertezza” proposta da Berlyne (1966) si concentra sulla nostra risposta estetica agli stimoli, inclusa la novità.

Secondo Berlyne, l’essere umano ha una predisposizione innata a cercare un certo livello di stimolazione, né troppo noioso né troppo complesso. Egli suggerisce che ciò che ci attrae è l’ottimale punto di equilibrio tra familiarità e novità, noto come “zona di piacere ottimale“.

Quando uno stimolo è troppo familiare o noioso, perdiamo interesse. D’altra parte, se uno stimolo è troppo complesso o imprevedibile, potremmo sentirlo come minaccioso o avverso. La novità giace nella nostra ricerca di equilibrio tra questi due estremi, cercando stimoli che siano abbastanza nuovi da catturare la nostra attenzione, ma non così sconosciuti da creare disagio.

Un ottimo esempio viene dai videogiochi: nel primo Metal Gears Solid ideato da Hideo Kojima, famoso per i suoi Easter Eggs, è infatti possibile trovare riferimenti al mondo Nintendo (Yoshi, Super Mario, ecc.): universo che per il target giapponese era sicuramente comprensibile ma anche inaspettato, considerati i trascorsi tra Nintendo e Sony.

Poteva essere visto come una sorta di provocazione o una bandiera bianca? Chissà, anche queste dinamiche accrescono il valore degli Easter Eggs.

Disney invece preferisce giocare in casa, inserendo elementi e personaggi dei propri film anche in produzioni successive come in questo famoso caso di Tarzan, dove è possibile riconoscere il set da tè di La Bella e la Bestia!

Questo porta i fan a chiedersi: è tutto collegato?La nostra curiosità ci spinge a creare ipotesi e teorie e a condividerle con gli altri ed è proprio questo a rendere gli Easter Eggs così potenti per la community e per la longevità del viaggio del giocatore.

E in azienda?

Oltre ad essere un’ottima meccanica per una campagna di marketing (utilizzata spesso da Burger King, ad esempio), anche in altri processi può essere interessante inserire dei piccoli Easter Eggs in azienda se vogliamo:

  • stupire e creare effetto wow;
  • premiare utenti e collaboratori che conoscono la storia dell’azienda;
  • spingere la community  a condividere le proprie scoperte.

Potrebbe essere attraverso l’inserimento di alcune vecchie foto in qualche presentazione o citazioni e frasi all’interno della piattaforma di e-learning.

Oppure, perché non pensare a delle vere e proprie uova personalizzate da cercare o sorprese a tema da inserire al loro interno?

Infatti, anche senza partecipare a nessuna caccia all’uovo, possiamo sperimentare l’elemento sorpresa che ci spinge a comprare le uova Kinder a Pasqua!

Naturalmente, non lo facciamo per noi stessi, ma per i nostri figli o nipoti, vero? 

Bibliografia

  • Berlyne, D.E. (1966). Curiosity and Exploration. Science 153, 25-33 (1966). DOI:10.1126/science.153.3731.25
  • Kashdan, T.B., Rose, P., & Fincham, F.D. (2004). Curiosity and exploration: facilitating positive subjective experiences and personal growth opportunities. J Pers Assess. 2004 Jun;82(3):291-305. doi: 10.1207/s15327752jpa8203_05. PMID: 15151805.

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