laborplay mobile

Squadra rossa o squadra blu? Perché non entrambe?

Quale di queste opzioni reputi rispecchi meglio il tuo modo di vivere e pensare?

Oppure tra queste due, quale sceglieresti?

Pensaci per tutto il tempo che reputi necessario, e una volta che hai trovato la tua risposta, fallo sapere gettando la bottiglia di plastica nel cestino corretto!

Non siamo impazziti, bensì questo è il progetto Wecup che ha l’obiettivo di incentivare la raccolta differenziata della plastica fornendo una semplice esperienza di gioco che riesce a coinvolgere tutti i passanti, mantenendo la città pulita.

Lanciata nel 2015, questa raccolta differenziata gamificata, è stata riproposta in tante varianti: da quella di raccolta dei mozziconi di sigaretta a quelle più politiche dove era possibile far sapere la propria preferenza per le elezioni in programma.

Nonostante l’anonimato o comunque senza la possibilità di essere identificati, se diamo la possibilità alle persone di esprimersi, di dire la propria opinione, queste sono portate a coglierla e a schierarsi.

Possiamo aspettarci che questo sia ancora più vero quanto più il quesito sia divisivo. In quel caso la meccanica di gioco non è la semplice votazione, ma qualcosa di più.

Perché quanto più la scelta è rilevante per la nostra identità sociale, tanto più saremo portati a schierarci, anche senza la presenza di un feedback o di un premio istantaneo. Talvolta, il premio è semplicemente la vittoria del nostro gruppo sull’altro.

L’elemento di gioco è quindi la scelta di una squadra in un contesto competitivo dove viene prevista una qualche forma di vittoria.

Tanto più l’identificazione sociale con un team rispetto all’altro avrà dei vantaggi a livello individuale o sociale per il partecipante, quanto più aumenterà la sua partecipazione attiva e i sentimenti positivi verso il suo gruppo. 

Meccaniche decisionali e modello Octalysis

Tale meccanica, semplice ma efficace, parla quindi a più driver motivazionali, secondo il modello Octalysis di Yu-kai Chou (2016).

  • Significato epico: quando le alternative proposte vengono percepite dagli individui come fazioni socialmente diverse e impattanti nella realtà sociale.
  • Sviluppo e obiettivi: per esempio i cestini dei rifiuti fungono da barra di progresso dove si possono comparare i punteggi delle due fazioni.
  • Influenza sociale: l’elemento “competizione” può essere impattante quanto l’espressione della propria individualità.

Proviamo a ragionare ancora sull’aspetto della competizione!

Ci troviamo di fronte ai cestini della Wecup a Londra e la domanda è “qual è la migliore casa di Hogwarts?”.

Probabilmente molte persone si porterebbero appresso tutta la plastica che producono per rendere vittoriosa la propria casa di appartenenza, proprio come nella saga stessa!

Ma questa meccanica di gioco viene utilizzata anche nel mondo videoludico: basti pensare al Massively Multiplayer Online Role-Playing Game più famoso di sempre, ossia World of Warcraft dove vi è un’eterna lotta (salvo alcune tregue necessarie per ragioni di trama) tra Alleanza e Orda, le due fazioni del mondo di Azeroth. La prima contrassegnata dal colore blu e da un’estetica classicamente fantasy e cavalleresca, la seconda identificata col rosso, territori incolti o esotici, animo ribelle e guerrafondaio.

Basati su queste “squadre”, proprio come nello sport, vengono prodotti gadget fisici e virtuali da mostrare con orgoglio per far capire “di che pasta siamo fatti”.

Proprio perché in base alla nostra squadra di appartenenza il nostro “” si veste di determinate caratteristiche e aspetti valoriali condivisi e riconosciuti da tutta la community.

Si viene quindi a costituire un vero e proprio sentimento di appartenenza: basterà dichiarare di essere della stessa squadra per provare maggiore simpatia verso l’altro, proprio come accade nelle tribune degli stadi o, spesso, quando si incontrano dei connazionali in paesi stranieri. 

Questo fenomeno primordiale prevede spesso che la controparte venga percepita in maniera omogenea e tendenzialmente negativa o, in qualche modo, inferiore.

Si vengono a costituire due gruppi ben distinti, ingroup, quello di cui facciamo parte, e outgroup, quello degli altri: tale dinamica sociale è, purtroppo, alla base di discriminazioni più gravi ed è per questo che psicologi e sociologi hanno studiato le modalità per risolverne gli aspetti conflittuali.

Ma come possiamo fare?

Un esempio che fa parte della letteratura classica sul tema è l’esperimento di Robbers Cave, condotto da Sherif e colleghi nel 1954 presso un campo estivo per bambini e ragazzi.

Appena arrivati al campus, i ragazzi potevano conoscersi tra loro, ma poi venivano divisi in squadre, senza alcun criterio specifico.

Nonostante questo, in poco tempo, conflitti e provocazioni partirono da parte di entrambi i gruppi. 

Per far sì che i conflitti cessassero, Sherif dovette ricorrere a una strategia tanto antica quanto questo fenomeno: presentare un nemico comune. Infatti, le squadre furono costrette a collaborare per riuscire a muovere un bus che si era bloccato a causa del fango!

Istituire uno scopo sovraordinato ma comune, dove tutti possono dare il proprio contributo, può far superare gli aspetti più competitivi, permettendo di osservare l’outgroup in maniera diversa e più profonda.

E naturalmente di raggiungere risultati che divisi non era possibile nemmeno immaginare!

Fermiamoci a pensare quanto anche nel progetto Wecup, nonostante potessimo scegliere in quale parte del cestino buttare la plastica, facendoci sentire ascoltati e rappresentati, alla fine lo scopo ultimo e più rilevante era riciclare al meglio.

Insomma, per quanto ognuno possa arrivarci per la sua strada, l’obiettivo comune, lo sforzo congiunto è quello che alla fine fa davvero la differenza.

Per quanto la competizione riesca ad accendere la fiamma interiore che ci porta ad agire e a partecipare, passare a un mindset di condivisione è ciò che spesso ci fa arrivare lontano.

E in questo 2023, non possiamo che pensare alla più grande operazione di marketing (probabilmente inaspettata) dell’anno: il Barbienheimer .

Per chi non lo sapesse, in quasi tutto il mondo, a eccezione dell’Italia e pochi altri paesi, il film Barbie della regista Greta Gerwig, campione d’incassi al botteghino che ha raggiunto un miliardo di dollari, è uscito lo stesso giorno di un film altrettanto atteso, opera del regista Christopher Nolan, Oppenheimer, biografia del celebre fisico nucleare che ha lavorato al progetto Manhattan.

Fin dall’annuncio delle date di uscita, il confronto tra le due opere è diventato iconico per i toni e i colori completamente opposti: da una parte rosa, brillantini, balletti e sorrisi (anche se chi ha visto il film sa che c’è molto di più), dall’altra uso del bianco e nero, momenti di silenzio ed esplosioni nucleari, storicamente avvenute (ed è questa la parte terribile).

E anche qui fin da subito la classica domanda: sei tipo da Barbie o da Oppenheimer? 

Come nel caso degli altri esempi finora condivisi, schierarsi da una parte o dall’altra avrebbe significato esprimere una parte di sé portando le persone a pensare qualcosa di noi del tipo: “vado a vedere Barbie perché sono una persona solare e allegra”, oppure “andrò a vedere solo Oppenheimer perché sono appassionato di storia e voglio capire a fondo come siano andate le cose”.

Ma per una volta il pubblico ha risposto: perché non entrambi?

Perché non possiamo apprezzare prodotti diversi ma ugualmente validi?

Ed è così che tra meme e riflessioni puntuali ha preso vita il Barbienheimer: andare a vedere entrambi i film, lo stesso giorno!

In tutto il mondo questo fenomeno virale ha fatto raggiungere livelli di incassi che non si vedevano dal periodo pre-covid, riportando la gente al cinema, in un momento dove tutti sembrano dare per scontato che la guerra verrà vinta dai servizi di streaming.

Oltre che far raggiungere cifre da capogiro ad entrambe le produzioni, integrando i target di riferimento tra loro e incrementando esponenzialmente il potenziale di entrata, alla fine anche qua c’è un solo e più alto vincitore: il cinema.

Vivere un’esperienza del genere, in compagnia anche di sconosciuti a cui ti senti legato dall’entusiasmo di essere tutti vestiti di rosa scintillante o con un cappotto nero degli anni ‘40, ci permette di capire, ancora una volta, quante molteplici sfaccettature vivono all’interno di noi, come in tutti gli altri.

Se quindi stiamo pensando di introdurre una meccanica di gioco all’interno dei nostri percorsi di formazione o nei processi aziendali, riflettiamo sui suoi obiettivi e rischi in quest’ultimo recap!

Perché utilizzare questa meccanica:

  • aumentare l’engagement dei partecipanti facendo sentire il loro contributo necessario alla squadra
  • aumentare il sentimento di appartenenza
  • far partire una competizione (sportiva!), così da aumentare le performance e la partecipazione di entrambe le squadre
  • per ragioni di marketing, creando prodotti brandizzati 

Attenzione a:

  • come tutte le meccaniche che elicitano la competizione, stare attenti alle ripercussioni sulla vita intergruppo quotidiana
  • equilibrare con momenti di confronto o prevedere elementi di collaborazione quali obiettivi sovraordinati

Insomma, basta ricordarsi che nonostante possiamo scegliere la nostra squadra, insieme possiamo arrivare più lontano!

Articolo di Chiara Vinchesi.

Condividi questo articolo

Altri articoli

Parliamo di employer branding: a cosa serve e perché utilizzarla?
Psicoludologia

Employer branding a cosa serve?

Un interessante approfondimento che prende in analisi l’employer branding e il suo utilizzo.

Sei curioso di scoprire come possiamo "gamificare" la tua azienda?

IMG   min

Scopri il mondo dell'HR Gamification