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Hai visto l’ultima stagione di Stranger Things?

Ottime doti relazionali, capacità di ascolto e teamwork. Quante volte abbiamo letto queste caratteristiche in un curriculum vitae o siamo stati noi stessi a inserirle? Magari sotto consiglio di qualche millantano sito web con le famose “10 tips per trovare lavoro oggi!”. 

Siamo sinceri, quanti di voi avrebbero invece scritto “odio lavorare in gruppo”, “non sopporto i miei colleghi” o “non sono minimamente in grado di lavorare in team”? Penso pochi! 

Perché le capacità relazionali vengono genericamente viste come indispensabili nel mondo del lavoro? La risposta sembra ovvia se si parla di lavori a stretto contatto con il pubblico o con il proprio gruppo. Riuscire a stringere legami è indubbiamente funzionale al lavoro stesso, alla produttività e al raggiungimento degli obiettivi. 

Il mondo del lavoro ci vuole relazionali perché più produttivi, in grado di saper comunicare perché più efficienti ma anche capaci di stringere legami al lavoro perché meno problematici da gestire. 

Ma se volessimo guardare il tutto da un’altra prospettiva, quella più umana e personale, a cosa serve “sapersi relazionare”’?

Il contesto in cui viviamo ci chiede di essere in qualche modo sempre più “skillati”. In costante aggiornamento di nozioni e approfondimenti su temi e aspetti legati sia al mondo del lavoro che a tutto ciò che in qualche modo può ruotare intorno a esso. Fin da subito il nostro percorso di carriera si fonda sull’apprendimento: chini a testa bassa intenti a inserire quanti più punti esperienza al nostro bagaglio culturale. 

Come in un gioco otteniamo badge e riconoscimenti che arricchiscono il nostro job title, sempre più lungo e complesso, che ricorda i fregi delle nobili casate di un tempo. Il nostro tempo si scandisce in turni, pause caffè e ferie. Oggi non lavoro, domani si. Questo “fine” sono libero. 

Usando i nostri tesserini come paraocchi, giorno dopo giorno, mentre guardiamo catatonici il QWERTY della tastiera, ascoltiamo il suono della suoneria di Teams o ricordiamo a menadito la forma del pezzo che dobbiamo assemblare, del panino da servire, del prodotto da vendere. 

Ma ci fermiamo un momento a osservare chi abbiamo accanto? Siamo riusciti a vedere che sotto la giacca, la divisa, la tuta o il cartellino il nostro collega indossa una maglietta di Stranger Things. “Cavolo, anche a noi piace Stranger Things!

Questo può essere un pensiero banale. Un pensiero banale che però può ricordarci che c’è altro dietro ai job title. C’è tutta quella H e quella R di Human Resource… c’è una Risorsa Umana.

La vera utilità delle capacità relazionali

Le capacità relazionali devono in primo luogo essere utili a noi stessi. Trascorriamo intere giornate, intere vite con i nostri colleghi al punto di poterli conoscere delle volte anche meglio dei nostri parenti più stretti. 

Lavorare sulla relazionalità è un aspetto fondamentale per il nostro lavoro non tanto per “migliorare la produttività” del team, non tanto per “evitare casini all’HR manager se andiamo tutti d’accordo” ma per sviluppare un contesto positivo, soddisfacente e ricco di benessere che ci permetta anche di sviluppare e far crescere una serie di altre competenze, più tangibili probabilmente. 

La capacità relazionale è la “grande competenza madre” in grado di generare supporto, comunicazione efficace, capacità di motivare, intelligenza emotiva, flessibilità, collaborazione e integrità

Quale modo migliore di mettere in pratica le nostre capacità relazionali se non con un gioco?

Noi di Laborplay abbiamo pensato a Dice Story.

Nove dadi che raffigurano immagini più disparate: una stella, un sole, un’ape o il volto di un alieno. Si gioca con la fantasia o si prova a raccontare una storia che parla di sé lasciandosi ispirare dalle figure che sono apparse. Possiamo decidere di usare tutti i dadi ma anche uno soltanto. Condividendo la propria storia con gli altri partecipanti possiamo scoprire qualcosa che non conoscevamo. 

L’immagine della montagna ricorda anche a voi la vostra ultima escursione con gli amici? 

per scoprire il metodo Laborplay

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